Eventi

Venerdì 22 Febbraio 2019

Gallipoli – Victoria Palace Hotel

Donne per -le- divers-abilità

 

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Sabato 2 Febbraio 2019

Gallipoli – Victoria Palace Hotel

Cerimonia delle Candele 2019

 

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Sabato 22 Dicembre 2018

Gallipoli – Biblioteca S. Angelo

Nilla, dalla radice al frutto.

22 dicembre

 

Sabato 24 Novembre 2018

Gallipoli – Teatro Schipa

Violenza di genere, parliamone!

 

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Domenica 21 Ottobre 2018

Gallipoli – Biblioteca Comunale S. Angelo

Prevenzione del danno ambientale e salute dei bambini

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Giovedì 4 Ottobre 2018

Gallipoli – Biblioteca Comunale S. Angelo

L’immenso mare delle donne

 

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Sabato 7 e Domenica 8 Luglio 2018

Gallipoli – Centro Storico

Il Canto delle Sirene – Notte Rosa a Gallipoli

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Sabato 9 Giugno 2018

Gallipoli – Biblioteca Comunale S. Angelo

Incontro con il regista Edoardo Winspeare

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Sabato 26 Maggio 2018

Gallipoli – Sala Coppola

Incontro con il poeta e scrittore Luigi G. Carriero

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Sabato 24 Maggio 2018

Gallipoli – Biblioteca Comunale S. Angelo

Incontro con il giornalista e scrittore Antonio Caprarica

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Sabato 14 Aprile 2018

Gallipoli – Hotel Bellavista

Trentennale e Cerimonia delle Candele

 

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Sabato 24 Marzo 2018

Gallipoli – Galleria dei due Mari

Violenza di genere e Pronto Soccorso

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Domenica 11 Marzo 2018

Gallipoli – Biblioteca S. Angelo

Incontro con la poetessa Maria Rita Bozzetti

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Venerdì 9 Marzo 2018

Gallipoli – ex Palazzo Vescovile

Il Mobbing coniugale: la violenza invisibile

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Venerdì 23 Febbraio 2018

Gallipoli -Sala Collezione Coppola

Di Tempo Veloce, Di Flebile Voce, D’Amore Fugace

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Venerdì 2 Febbraio 2018

Gallipoli -Biblioteca S. Angelo

Bicentenario nascita A. De Pace – B. Mazzarella

 

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Domenica 14 Gennaio 2018

Gallipoli -Biblioteca S. Angelo

Presentazione romanzo Mistero Barocco

 

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Sabato 25 Novembre 2017

Gallipoli – Centro Storico

25 Novembre. Riprendiamoci la Vita

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Gallipoli – Biblioteca Comunale S. Angelo 

Ius corrigedi: da diritto a reato

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 Sabato 28 Ottobre 2017

Gallipoli – Biblioteca S. Angelo

Il genio, il talento, la professionalità

 

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Sabato 6 Febbraio 2016

Lecce – Hotel President

Cerimonia delle Candele

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22 Gennaio 2016

Casa degli Artisti – Gallipoli

Sulle orme della sclerosi multipla

Presentazione del libro autobiografico della giornalista

                                    Maria De Giovanni

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8 Gennaio 2016

Teatro Comunale di Novoli

Il Fascino delle Donne nel Tempo

Dibattito con il giudice Francesca Mariano e con la docente universitaria Mina Nassisi.

A seguire lo spettacolo Divinità e vestali: il rito senza temponovoli loc

Relazione della prof.ssa Mina Nassisi

Fascino femminile nella storia (dal matriarcato al patriarcato)

Entriamo nello specifico del tema: Il fascino femminile, con un breve riferimento al filone “letterario” precedente ai movimenti femministi, che presenta più di un addentellato, anche se a titoli diversi, con l’affermarsi della questione femminile.

Il fascino femminile è ciò che conferisce alla spiritualità un’incalzante poesia, magia, trasfigurazione e mistero. Gesù nasce da una donna terrena, una vergine, “La Donna per antonomasia”. Donne sono le maggiori divinità dell’antichità e basti qui ricordare tutta la forza generatrice raffigurata dalla figura di Venere. Altro riferimento è la sfinge, metafora dell’eterno femminino, enigmatico e ammaliatore.

Uno degli archetipi culturali primari dell’intera Umanità è la Grande Madre, simbolo di nascita, morte e rinnovamento, venerata in tutto il bacino del mediterraneo e praticamente in tutte le religioni, che assume connotazioni più definite in diverse divinità del mondo antico.

Tra le numerose caratteristiche della Dea Madre, quella fondamentale risulta essere la sua capacità riproduttiva (legata alla sfera sessuale), simbolo, sul piano teologico, del potere generativo femminile. In situazioni sociali dove il potere femminile viene accettato troviamo molti esempi di divinità legate al femminino sacro, ma in una società prettamente maschilista e androcentrica, come la civiltà greco-romana, (fondata su virtù belliche e virtù prettamente maschili), si tratta dal punto di vista simbolico-culturale di depotenziare la valenza sacrale insita nella sessualità femminile come potenziale apportatrice di vita. Tale processo di depotenziamento raggiunge gli aspetti più evidenti nello sviluppo di “ascetizzazione” della Dea Madre, evidentissima nel culto della dea romana Vesta, equivalente alla greca Estia.

Alla Grande Madre primitiva, divinità strettamente legata al lavoro della terra e alla ciclicità del tempo, si è sostituita nell’immaginario collettivo la figura del Dio maschio, che ha comunque assorbito in sé qualità del tutto femminili, come quella della creazione e del dare la vita, mentre la Dea è stata relegata al ruolo di madre o sposa o sorella del Dio, o come avviene per la religione cattolica, di Madre vergine.

Nella civiltà occidentale del Medioevo, infatti, la donna non ha uno specifico posto. L’uomo come prima creatura più simile a Dio, possiede un’autorità “naturale” sulla moglie, la figlia, la sorella e anche la madre. La Bibbia dice “Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza…”.

E’ diffusissima nella letteratura la convinzione che il fascino femminile sia la potenza di attrazione e di seduzione; la civetteria, l’immaginazione della donna, il suo gusto del dominio e dell’autorità. Nelle donne tutto parla, ma con linguaggio equivoco, si legge. E Diderot aggiunge, riprendendo un argomento antico, che in lei dominano i sensi, non la mente. E Montesquieu nota che se le donne possono rovinare i costumi, ben creano il gusto; egli scrive nelle Lettres persanes (1721): “Il comando che noi abbiamo sulle donne è una vera tirannia che abbiamo potuto prendere solo perché esse sono più dolci e perciò più umane e ragionevoli di noi. Questi pregi che, se noi fossimo stati ragionevoli, avrebbero dovuto dar loro la superiorità, gliel’hanno fatta perdere, perché noi non lo siamo …Noi impieghiamo ogni sorta di mezzi per fiaccare il coraggio delle donne: le quali forse sarebbero uguali se fosse uguale l’educazione”.

Qui mi soffermo, se pure solo per rapidi passaggi, sul ruolo che nel’700 le donne aristocratiche sono riuscite a ritagliarsi nella società di corte in Francia, divenendo punti di riferimento centrali della vita politica e culturale come animatrici di salotti importanti: penso al bel lavoro dei fratelli de Goucourt, Parlando di donne (“The Spectator”, 1711), che fa rivivere il ‘700 francese nella sua esaltazione di parrucchieri, modiste, piaceri sessuali, amore, non divinizzato e idealizzato, ma come gioia e divertimento; e ai bellissimi lavori di Benedetta Craveri sui ritratti di grandi dame francesi del Seicento e del Settecento, raccolti in La civiltà della conversazione (2001) e in Amanti e regine. Il potere delle donne (2005, Adelfi, Milano).

Tutto questo mondo di corte lo troviamo nello studioso Norberto Elias, La civiltà delle buone maniere. La trasformazione dei costumi nel mondo aristocratico occidentale (Il mulino 1980).

La donna è la musa e la consigliera degli scrittori, è il giudice, il sovrano delle belle lettere. La donna del XVIII sec. non rappresenta solo il favore e la fortuna per i letterati, ma anche la moda e il successo delle arti figurative, che dipendono da lei, perché lei dà loro il tono e l’accordo, le incoraggia e le favorisce.

E’ in alcuni di questi salotti che Rousseau legge e discute le sue opere. Ambivalenti sono infatti i suoi legami con l’aristocrazia e la società di corte, e la possibilità di un’esistenza sentita come più autentica, più sentimentale, più libera.

Alla tradizione illuministica dell’Enciclopedia delle scienze e delle arti e dei mestieri (1751-1772) curata da Diderot e D’Alembert, e più specificamente al pensiero di Rousseau nell’Emilio o dell’educazione  (1762) va ricondotto un nuovo paradigma dell’infanzia, alla quale si affida il compito salvifico di rigenerazione dell’umanità, e che si coniuga ad una visione mistica della maternità, relegata tuttavia nelle cure corporali alla prima infanzia, in armonia con il dibattito sviluppatosi fra Sette e Ottocento nella storia della cultura occidentale sul ruolo sociale della maternità intesa da intellettuali e politici come un valore da riscoprire al fine di evitare, fra l’altro, i danni causati dall’alto tasso di mortalità infantile.  Si tende a definire, così, una visione borghese dell’identità femminile, trionfante sul piano simbolico della precettistica (religiosa, pedagogica, giuridica) ottocentesca, che finisce, tuttavia, per rappresentare, per le donne, un vincolo morale, considerato in antitesi con ogni forma di emancipazione intellettuale  e sociale. Le sue funzioni sono eternamente quelle di figlia-sorella-moglie-madre, e in quanto tali indipendenti dalle civiltà, se non per aspetti occasionali.

La casa è così il criterio di competenza e di separazione: all’uomo il pubblico, alla donna il domestico. Tuttavia Rousseau ritiene che tra l’uomo e la donna vi sia una grande complementarietà:

“La complementarietà dei sessi è mirabilmente preordinata. Dalla loro associazione risulta una persona morale in cui la donna rappresenta l’occhio e l’uomo il braccio…

è impossibile dire chi dia il maggior contributo, ciascuno segue il suggerimento dell’altro, ciascuno obbedisce ed entrambi sono padroni” (p. 526).

“La donna ha maggior finezza di spirito, l’uomo ha maggiore genialità; la donna osserva, l’uomo ragiona: da questa collaborazione derivano una luce più chiara e la scienza più completa che lo spirito umano possa acquisire con le sue sole forze” (p. 541).

Troviamo la ragione perfezionata dal sentimento, di cui parla Emilio nel IV libro, che diventa sentimento morale e produce metamorfosi della ragione. Un nuovo paradigma (rispetto a Hobbes e Cartesio) entro cui pensare la ragione. Emilio rappresenta un poema pedagogico ideale rivolto all’umanità, ma anche ai genitori, che rivoluzionerà i capisaldi del suo tempo, dando avvio alla pedagogia moderna.

E’ nel V libro che Rousseau si serve di Emilio per descrivere ciò che la donna ideale deve possedere come doti umane e come debba essere educata. Viene sottolineata la differenza tra l’educazione maschile e femminile, ma riconosce qualità attribuibili alla donna e in particolare a Sofia: la bellezza non eccessivamente curata, l’intelligenza, il pudore, lo spirito religioso, la scaltrezza, la gaiezza, l’amorevolezza nella cura della casa, del marito dei figli. Rousseau introduce Sofia con questa descrizione:

“È di buona famiglia, ha un buon carattere e un cuore sensibilissimo. La sua mente più penetrante che precisa, il suo umore sereno, e tuttavia mutevole. Ha un aspetto comune, ma piacevole,…. Senza abbagliare, interessa; attrae, non si saprebbe dire perché” (p. 551). Infine Sofia è alunna della natura come Emilio, e adatta a lui più di ogni altra: “sarà la donna dell’uomo” (p. 575).

Nel 1790 Condorcet – punta di diamante dell’enciclopedismo illuministico – pubblica un importante saggio, Sull’ammissione delle donne al diritto di cittadinanza, in cui  difende l’uguaglianza dei sessi e afferma che dal riconoscimento di questa verità dipende il perfezionamento sociale. L’importanza di questo lavoro consiste nella denuncia dei pregiudizi tradizionali e nel suo impegno su due fronti: il riconoscimento del diritto di voto alle donne e la promozione di un programma di istruzione pubblica che ne permetta il pieno inserimento sociale.

Si segnala che questo lavoro troverà ampio dibattito agli inizi dell’800 in Europa e negli Stati Uniti, all’interno della battaglia delle donne borghesi ed aristocratiche per l’accesso all’istruzione superiore. Il dibattito che si sviluppa a partire dalla fine del Settecento e poi nel corso del XIX sec. si incentra sulla necessità di una migliore educazione delle bambine e delle donne sia perché a queste ultime è affidato il compito dell’educazione  dei figli e quindi dei cittadini, sia perché successivamente, l’istruzione  è considerata elemento indispensabile per il miglioramento economico e l’accesso alle professioni.

A fine ‘800 la questione dell’istruzione viene affrontata dalle socialiste, o dalle donne impegnate all’assistenza sociale, per es. in Italia, da Sibilla Aleramo, dall’Unione femminile nazionale, o dalle organizzazioni sociali inglesi ed americane, come strumento di emancipazione delle donne contadine e operaie. Diritto all’istruzione, diritti civili e diritto di voto procedono di pari passo (rinviamo a Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé del 1929).

Arriviamo a un ultimo tema presente in tutta la storia fino ai giorni nostri: possiamo dire da Dante a Goethe: quello dell’Eterno femminino: l’idea immutabile e sublime della donna; essa coincide, a partire dalla donna angelo di Dante stilnovista con una realtà (e non con un’allegoria), che si estende dal basso verso l’alto a tutti i gradi del reale, a partire dal corpo dell’amata, visibile sulla terra, per giungere senza soluzione di continuità, attraverso la figura di Lei glorificata, fino a Santa Lucia rappresentante dell’Ecclesia sanctorum e fino a Maria, figura e tipo della Chiesa, che concepisce e partorisce nella verginità.

Il termine femminino trae origine dal latino FEMININUS (femminile), l’eterno femminino è la femminilità, il fascino femminile nella sua essenza. Il termine ha una forte valenza concettuale, ma viene spesso citato impropriamente riferendosi al fascino della donna e alla facilità con cui l’uomo vi soggiace. Si tratta di una parola usata raramente: la sua maggiore fortuna sta nell’essere stata  impiegata nei celebri 8 versi finali del V atto del secondo Faust (1831-32) di Goethe, sono i versi che riassumono in modo per la verità piuttosto criptico la fine di tutta l’opera. Sono in sostanza una esaltazione dell’Amore, amore visto come eterno principio femminile, come “la forza creatrice che muove l’universo”. Ricordiamo che la parola Amore in tedesco è appunto femminile. Amore è “Struben”, (Anelito, che tende verso qualcosa di ineguagliabile). “Struben”,  insieme all’Amore, è infatti il tema dominante dell’opera.

Sono versi complessi piuttosto difficili da decodificare. Quest’opera dell’ascendere dell’anima dal mondo fisico a quello spirituale salva Faust perché “chi sempre faticò a cercare, noi possiamo redimerlo”. Goethe ci mette davanti la vita animica interiore in immagini. Tale vita interiore si chiama “vita mistica dell’anima”. E poiché rappresenta questa vita mistica, egli fa chiudere il  poema con le parole del Coro Mistico, in cui ancora una volta viene riassunto in maniera monumentale il suo testamento di vita: “Tutto l’effimero è solo un simbolo dell’eterno. Tutto il sensibile è solo un’immagine del sovrasensibile”.

Ciò che “non è raggiunto” per la vita abituale, egli lo rese “conseguimento” nel Faust. Ciò che non si lascia descrivere, ma solo contemplare, lo presentò in immagini come realistico atto dell’anima

L’indescrivibile

qui è compiuto.

E l’anima sente di poter salire all’elemento spirituale, di essere come qualcosa di femminile che nel processo di coscienza (cosmico) si fa fecondare dalle forze dell’universo. Per questo è qualcosa di femminile. Faust di Goethe si conclude con queste parole del coro:

Tutto l’effimero

è solo un simbolo;

l’irrangiungibile

diviene qui conseguimento;

l’indescrivibile

qui è compiuto;

l’eterno Femminino

ci trae verso l’alto.

 Eterno femminino, principio essenziale ed eterno della femminilità resta nel concetto espresso da Goethe. Il suo uso è così raro, e soprattutto così raramente svincolato dal paradigma faustiano, che tale nesso è praticamente ineludibile. Così il femminino passa ad indicare un tipo particolare di femminile; un femminile profondo, fisso, saldo, che richiama quei connotati sacri e bestiali di Amore totale e di spinta all’elevazione che sono inscritti nella figura della donna.

L’intuizione goethiana trova anche vari sviluppi letterario-teologici.

L’espressione “ETERNO FEMMININO” fu introdotto in Italia da Giosué Carducci, che a sua volta l’aveva mutuata da una traduzione della critica francese. Così scrive Carducci nell’opuscolo autobiografico dal significativo titolo ETERNO FEMMININO REGALE, (1882), a significare l’eterno fascino della femminilità impersonata in una regina, e nella prima regina d’Italia, Margherita di Savoia, fervida ammiratrice delle sue Odi barbare, apparsagli in una cupa giornata del novembre 1878 in piazza San Petronio a Bologna, “splendida tra le prime, l’eterno femminino”,  “in tutto il suo splendore quasi divino”, “spiccante, mite, in bianco, bionda e gemmata”, “rara purezza di linee e di pose”, “una bontà dignitosa”, “una soavità di colomba”, ecc. Pochi mesi prima (febbraio 1881) è morta l’adorata Lina e ora, attraverso l’identificazione della regina con l’eterno femminino, secondo l’espressione goethiana (l’eterno femminino ci “attira tutti verso l’alto accanto a sé”), Carducci, riferendosi a una creatura assunta in cielo e divenuta Dea, pensa anche alla bellezza ormai eterna della persona amata.

Per mantenere una periodizzazione semplificatrice, possiamo dire che la novità e  l’efficacia della “seconda ondata” del femminismo è la sfida radicale rivolta alla sfera del simbolico: nel secondo ‘900 dalla psicoanalisi alla filosofia, all’antropologia, dall’archeologia alla storia, ogni ambito viene attraversato in realtà da un doppio movimento, di decostruzione e di costruzione. Virginia Woolf, con Le tre ghinee, del 1938, e Simone de Beauvoir con il Secondo Sesso (1949) inaugurano le modalità nuove del femminismo. Ci fermeremo rapidamente su quest’ultimo testo perché mette in discussione proprio l’eterno femminino.

Qui poche parole sull’importante testo di Simone de Beauvoir che innova la tematica femminista analizzandola con gli strumenti della filosofia e della psicoanalisi e non presenta le donne come vittime , bensì delinea i meccanismi del sistema patriarcale in cui vivono uomini e donne.

Sulla originaria situazione di non riconoscimento, si è fondata la subordinazione della donna e da questa i caratteri che abbiamo conosciuto fin qui, determinati soprattutto dal fatto che è stato l’uomo, il Soggetto, a circoscrivere cos’era la donna, l’oggetto, la natura. Da qui tutti i miti relativi all’ETERNO FEMMININO. Nei miti dell’eterno femminino, secondo Beauvoir, la costruzione maschile dell’alterità femminile trova un forte riscontro. Femminilità in sostanza viene a significare essere un oggetto, farsi oggetto.

E’ insomma l’universo simbolico creato dall’uomo che va posto ora sotto accusa. Infatti se l’uomo ha riservato per sé la dimensione della trascendenza, della progettualità e della possibilità di cambiamento, ha confinato la donna nell’immanenza di una dimensione reificata e immodificabile. Più precisamente, sotto accusa è proprio la conclusione del Chorus Mysticus di Goethe, dove l’eterno femminino diventa espressione emblematica per indicare la femminilità nella sua essenza immutabile. Così suona la celebre frase dell’autrice: “Donna non si nasce, donna si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l’aspetto che riveste in seno alla società la femmina dell’uomo”. La donna non è infatti una realtà fissa, un’essenza, ma un “divenire”, un mutamento continuo”. Per questo sarà libera solo quando cesserà di essere quell’Altro ipostatizzato dall’uomo ed assumerà su di sé quell’alterità fattuale che differenzia ogni individuo da ciascun altro.

“La femmina è contraddistinta da un’impotenza” (Aristotele); “La donna è un uomo mancato” (S. Tommaso): le affermazioni dei due grandi maestri della tradizione occidentale danno massima evidenza espressiva a quel pregiudizio secondo cui ogni teoria ed ogni politica femminista ha dovuto inevitabilmente lottare per potersi affermare. Per quanto differenziato e divergente al proprio interno, l’universo del femminismo si è dovuto confrontare con una stessa questione: “Come è stata costruita, come viene percepita, e perché, una determinata immagine difettiva del femminile in relazione al maschile”.

In sintesi, si può dire che le grandi battaglie e conquiste ottenute dalle lunghe lotte hanno portato alla progressiva erosione della validità conferita ai codici e luoghi culturali trasmessi dalla nostra tradizione Occidentale di pensiero, ma il percorso è ancora lungo.

 14 Novembre 2015

Teatro Garibaldi – Gallipoli

NOVECENTO

Un viaggio nella Storia, Letteratura, Arte e Tradizioni

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13 Settembre 2015

Il 13 Settembre 2015 a Bari si è svolta l’assemblea ordinaria delle socie FIDAPA BPW Italy – Distretto Sud- Est per il rinnovo del nuovo Comitato di Presidenza Distrettuale, del Collegio dei Revisori dei Conti e della Rappresentante Young per il biennio 2015-2017.
Hanno partecipato per la nostra sezione , quali delegate, la Presidente e la segretaria per il prossimo biennio: rispettivamente la prof. Anna Maria Mangia e l’avv. Fernanda Vaglio.
Durante l’assemblea, inoltre, sono state presentate da un lato le esaurienti relazioni circa il lavoro svolto nel biennio appena concluso e dall’altro le stimolanti proposte delle candidate per il prossimo biennio.
Nelle relazioni, in particolare, è stata citata favorevolmente, proprio la nostra sezione. L’assemblea ha eletto nuova Presidente Fidapa BPW-Italy Distretto Sud Est eletta Fiammetta Perrone, della sez. Fidapa di Lecce, Vice Presidente Rosa Vulpio, Segretaria Anna Maria Elvira Musacchio , Tesoriera Antonella Gianfrancesco.
A lei e a tutte le neoelette vanno i migliori auguri di buon lavoro da parte di tutta la sez. FIDAPA BPW di Gallipoli.

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28 Marzo 2015

La violenza domestica: dal segreto all’obbligo di denuncia

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14 Novembre 2014

Nutrirsi d’Artenutrirsi  d'arte 14 novemb.2014

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8 Luglio 2014

101 scatti per raccontare una donna

Bando di concorso fotografico rivolto a tutti con l’intento di cogliere la donna nella sua essenza contestuale. Campagna stampa in collaborazione con i Centri Antiviolenza del territorio di Gallipoli.

Relatori:   Dott. Caiffa
Dott. Cairo

Partner:    Il melograno
C.P.O.

25 Maggio 2014

Gli angeli del focolare compongono

Concerto del Trio Classico di Milano dedicato al ricordo di donne musiciste e compositrici ingiustamente dimenticate dalla storia.

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8 – 10 Maggio 2014

Visita Quirinale

Viaggio istituzionale presso il Presidente della Repubblica con visita al Quirinale e alla Tenuta di Castel Porziano.

Relatori: Dott. Trifella

6 Maggio 2014

Spettacolo Teatrale

Serata di beneficenza per l’acquisto di un cane guida per i non vedenti con spettacoli teatrale in vernacolo.

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13 Aprile 2014

Cerimonia delle Candele

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15 Marzo 2014

Storie di ordinaria violenza

Convegno di alta formazione accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Lecce affrontando la tematica e la legislazione vigente civile e penale sulla violenza alle donne.

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Pari opportunità e opportunità di lavoro

Convegno di indirizzo formativo rivolto a donne e giovani disoccupati al fine di offrire loro gli strumenti dell’attuale legislazione per avviare un’attività e presentazione del progetto start up FIDAPA .

Relatori: Dott. Coronese
Dott.ssa Marrocco

Partner: C.P.O. Gallipoli

3 Gennaio 2014

I Cantori di Ippocrite 

Serata di auguri con l’intervento dei “Cantori di Ippocrate”

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9 Novembre 2013: Inaugurazione biennio 2013-2015

La donna nella storia

 

INVITO F.I.D.A.P.A. Gallipoli Donna nella storia

La FIDAPA propone lo spettacolo dal titolo “La Donna nella Storia”, tra Amore e Tragoedia; con l’intento di porre uno sguardo sul ruolo delle donne nella nostra società, a partire dalla posizione che questa ha avuto nei tempi antichi fino ai giorni nostri.

Lo strumento per veicolare il messaggio è dato dal teatro, nella sua forma più autentica, da sempre mezzo potente e immediato per diffondere informazioni importanti, e che offre al pubblico l’occasione per un attenta riflessione sulla Donna. Va evidenziato che, in un momento storico come il nostro, in cui l’appiattimento culturale, la globalizzazione e la forte lotta che le donne fanno per le pari opportunità, rischiano di alterare la sensibilità civile e le coscienze di molti che ancora hanno verso esse, atteggiamenti discriminatori. Pertanto, occorre far vivere la memoria storica che ha caratterizzato il gentil sesso, ricreando i gesti d’amore per le loro storie, frutto di intense pagine di vita, attraversate da gioie e dolori, vittorie e cadute, da sentimenti e passioni. Il progetto vuole far rivivere i colori della loro memoria ed esistenza, accompagnando lo spettatore in un lungo cammino del domani, come il flash back di un album fotografico di famiglia, che ci porta a vedere la vita con un senso nuovo, affinché ciascuno ritrovi nel racconto le origini della storia delle Donne, osservi la vita che alle sue spalle è diventata storia e attraverso di essa possa dare più consapevolezza alla propria esistenza del domani.

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